ESCURSIONE IN MOUNTAIN BIKE SUL MONTE GRAPPA
Sabato 25 Agosto 2007


L'escursione ha inizio dalla piazza di Crespano del Grappa (TV), dove puntuali ci siamo ritrovati in 15 bikers non udenti, provenienti da varie località.
Le previsioni mettevano bel tempo, ma il cielo era leggermente coperto. Meglio così, pedalare al fresco è sempre meglio che soffrire sotto il sole cocente, filosofavamo fra di noi in attesa di partire.
Dopo la foto di gruppo, procedendo in fila indiana, abbiamo attraversato il paese per imboccare, appena fuori di esso, via Madonna della Salute.
Ci attendeva ora un'impegnativa salita che in poco meno di 11 km ci avrebbe portato dai 300 metri di Crespano, ai 1420 metri del monte Archeson, per una pendenza media del 10,20 per cento (guardacaso, identica a quella del più famoso Mortirolo…). La salita, denominata "Salto della Capra", è stata recentemente asfaltata e quindi ha alleviato un po', per così dire, le nostre fatiche: farla su sterrato sarebbe stato, come minimo un suicidio. Qualcuno, preso dall'entusiasmo, già dai primi chilometri ha voluto strafare, salvo poi pagare dazio sulla prima dura rampa. Così dura da spezzare la catena alla bici di un compagno.
Di buona lena, spingendo forte sui pedali, si guadagnava velocemente quota…i primi chilometri agevolmente, poi sempre più faticosamente man mano che la pendenza aumentava.
Le nuvole, ormai, si erano dissolte ed il sole batteva forte sulle nostre teste (e non solo). Una volta usciti dal bosco, si poteva scorgere in alto la croce della cima Mandria, e quando si pensava di avercela ormai fatta, mancando solo 3 km alla vetta, ecco materializzarsi davanti a noi il fatidico "muro" del Salto della Capra: una terrificante ascesa dalla pendenza oscillante tra il 18 ed il 22 per cento, dove alcuni brevi tratti per poter rifiatare non scendevano mai sotto il 14%.
Un incubo per tanti cicloamatori superallenati, che la conoscono e cercano di evitarla, figurarsi per noi, semplici escursionisti della domenica.
Quasi tutti, hanno dovuto subire l'onta di dover mettere piede a terra, salvo alcuni evidentemente più allenati, o più tosti degli altri.
"Mi piego, ma non mi spezzo", pensavo fra me e me mentre salivo ansimante ed al limite dello scoppio, con i battiti a mille e la ruota anteriore che in certi punti si impennava e mi rendeva precario l'equilibrio, ma alla fine ci sono riuscito anch'io a spianare questa salita ed arrivare in cima senza scendere dalla bici. Chapeau !
Tutti quanti, alla fine siamo riusciti a raggiungere la Vedetta "Archeson", a 1530 mt d'altezza, gloriosamente accolti dal suono delle campane a festa…. erano le mucche al pascolo, con i loro campanacci al collo, che ci osservavano svogliate. Davanti a noi si spalancava un panorama mozzafiato sull'immensa pianura sottostante. Sul cocuzzolo della Capra, in bilico su uno strapiombo, sembrava quasi di volare…
Dopo una meritata pausa, abbiamo intrapreso la "Via delle Meatte". E' questo un sentiero (una volta era una strada militare), costruito dai soldati nella 1^ guerra mondiale. E' una via arditissima e spettacolare, a strapiombo sulle aspre pareti del Monte Meatte e del Monte Boccaor, interamente scavata nella roccia. Il rischio di cadere e scivolare in qualche burrone era reale, e quindi molti tratti abbiamo dovuto percorrerli con la bici in spalla. Abbiamo incontrato la sorgente d'acqua della madonnina, abbiamo attraversato alcune gallerie scavate nella roccia, ed infine siamo sbucati nello stupendo scenario di Pian di Bala, in vista della cima Grappa e del rifugio Bassano, trecento metri più in alto. Dopo quasi 90 anni dalla fine della guerra, sono ancora evidenti le tracce lasciate da quell'immane conflitto. Sembrava aleggiasse su di noi lo spirito degli oltre 100.000 soldati di tante nazionalità, che hanno lasciato la vita su queste cime leggendarie, ma che con il loro estremo sacrificio (dopo la disfatta di Caporetto) hanno regalato all'Italia la vittoria sull'invincibile esercito Austro-ungarico che proprio sul massiccio del Grappa ha conosciuto la sua più rovinosa sconfitta, ad opera dell'ormai leggendaria "4^ armata" agli ordini del Generale Giardino, i cui resti mortali riposano in pace sul bianco sacrario che si erge maestoso sopra di noi.
Dal Pian di Bala, per una bella strada asfaltata (ma sempre in salita), abbiamo raggiunto l'agognata meta di Cima Grappa a 1775 metri di quota.
"…Non tirava un alito di vento…", il sole batteva forte, ma l'aria era fresca. Un panorama a 360 gradi si apriva dinanzi ai nostri occhi. L'immensa pianura a sud, Venezia e il mare, il Montello, i colli Berici e i colli Euganei, le cime appenniniche; l'esteso Altopiano di Asiago e dei Sette Comuni ad ovest; i contrafforti del Monte Cesen, del Nevegal, del Cansiglio e del Monte Cavallo ad est; le vette Feltrine con i Monti del Sole e, spettacolo nello spettacolo i monti pallidi, vale a dire le stupende dolomiti a nord, con la catena del Lagorai, le Pale di San Martino, la Marmolada, le cinque Torri, il Civetta, l'Antelao…. Tutte cime riconoscibili all'occhio esperto di chi quelle zone le frequenta assiduamente..
Dagli zaini abbiamo tirato fuori panini, mele, banane, barrette energetiche, succhi di frutta e pian piano abbiamo riacquistato le forze…Una fetta di strudel ed un caffè caldo al Rifugio Bassano ci ha permesso di gustare fino in fondo questa sosta.
Non poteva mancare una veloce visita al Sacrario, al museo ed alla galleria Vittorio Emanuele, oltre ad alcune trincee ancora esistenti. E mentre contemplavo quei monumenti, mi ritornava alla mente la canzone degli alpini, che spesso ascoltavo da bambino… "Monte Grappa tu sei la mia Patria, sovra a te il nostro sole risplende, a te mira chi spera ed attende…Sei la stella che addita il cammino, sei la gloria, il volere, il destino che all'Italia ci fa ritornar…"
Il sole, dapprima alto nel cielo, aveva già iniziato la sua progressiva discesa sull'orizzonte, avviandosi a diventare una rossa palla di fuoco, facendoci in tal modo capire che era ormai giunta l'ora di ritornare.
La discesa, come per dispetto si è rivelata più faticosa della salita. Dalla cima Grappa fino al Santuario della Madonna del Covolo era tutta una mulattiera sterrata con massi di diverse misure sparsi qua e là che rendevano precario l'equilibrio. Un dislivello di 1200 metri su una ripidissima mulattiera non poteva non lasciare il segno. Infatti siamo giunti in fondo non senza rischi e con le braccia, le mani, la testa, la schiena e le gambe tutte indolenzite…Non so dire quanto hanno sofferto, in silenzio, le nostre bici… dico solo che i freni della mia "Full Dynamix" all'arrivo erano ormai fusi.
Una sosta d'obbligo al Santuario della Madonna del Covolo (dove tradizione vuole che mille anni fa la Madonna sia apparsa ad una pastorella sordomuta, donandole l'udito e la parola), non poteva certo mancare. Purtroppo il tempo stringeva e non abbiamo potuto visitare la vicina Grotta dell'Apparizione (molto simile a quella, più famosa, di Lourdes).
Dopo una veloce discesa su asfalto siamo rapidamente ritornati a Crespano dove avevamo lasciato le auto.
Da lì, alla volta della vicina Bassano del Grappa, dove alla pizzeria "Trenti" abbiamo concluso la nostra indimenticabile giornata.